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Devil May Cry V, l’unico videogioco in cui puoi picchiare un demone con una moto
Post by: Bertolina srl
17/03/2019 12:15

Devil May Cry V è il quinto capitolo di un videogioco nato quasi per caso da un errore e un rifiuto. L’errore avvenne quando alla fine degli anni ‘90 uno sviluppatore di Capcom stava lavorando su tutt’altro e causa di un bug si rese conto che riusciva a palleggiare in aria i nemici usando calci e pugni. L’errore sembrò subito interessante e adatto a un progetto che era stato rifiutato: un quarto capitolo di Resident Evil più gotico, più oscuro, ma anche ricco d’azione. Poi quel quarto capitolo lo fecero comunque ed è tutt’ora uno dei survival horror più belli di sempre, ma quella è un’altra storia.

Unendo le due cose, nel 2001 uscì Devil May Cry, un titolo in cui il protagonista è un cacciatore di demoni che si chiama Dante (ah i giapponesi e la loro passione per la cultura italiana), e ammazza demoni usando armi bianche e due pistole. Nastro avanti veloce, è il 2019 e siamo di fronte al quinto capitolo, che si presenta ancora più assurdo, spettacolare, tamarro e divertente. Il gioco è un picchiaduro action tridimensionale, ovvero il pronipote dei picchiaduro a scorrimento in stile Double Dragon con in più combo, mosse speciali e armi di ogni tipo.

I protagonisti sono tre: il già citato Dante, che ora è più vecchio, quindi se possibile ancora più spaccone, perché è ormai una leggenda vivente che non fa che dire “ai miei tempi i mostri si ammazzavano più velocemente” e non ha tanta voglia di mollare il lavoro. La sua esperienza lo ha portato a maturare quattro differenti stili che gli permettono di esaltare l’uso delle armi bianche, quelle da fuoco, la velocità o una difesa rocciosa. Imparare a gestirli e alternarli al momento giusto in un profluvio di cazzotti, fendenti e proiettili è il fulcro del gioco e grande fonte di esaltazione. Ah, occasionalmente si trasforma in un demone, tanto per fare ancora più male.

Segue Nero, che è un po’ l’apprendista a partita IVA sottopagato di Dante, sogna di prenderne il posto quindi lo apprezza e lo odia allo stesso tempo. La sua particolarità è che non avendo un braccio può usarne vari meccanici che hanno poteri differenti, dal braccio-razzo in stile Mazinga a quelli che diventano fruste, fermano il tempo, sparano raggi di energia o gli permettono di sbatacchiare in giro orribili creature come se fossero stracci bagnati.

Infine c’è V, un ragazzo misterioso che assomiglia vagamente a Kylo Ren di Star Wars e il cui più grande mistero è come faccia a combattere esseri grandi come palazzi indossando i sandaletti da scoglio che tua madre ti costringeva a usare per non farti male nelle spiagge di sassi. V ha uno stile di combattimento tutto suo, essendo debole sfrutta tre demoni: una specie di aquila che lancia scariche elettriche, una pantera trasformista e un golem con un brutto carattere. Sono loro a svolgere il lavoro sporco, quando il bersaglio è abbastanza debole lui si limita a dargli il colpo di grazia col suo bastone dopo aver citato Byron e Blake.

Tre personaggi, tre stili differenti, anche se ancora non l’hai provato puoi già immaginare che in Devil May Cry V annoiarsi non è contemplato.

Ah, non ti aspettare personaggi femminili particolarmente sviluppati. I giapponesi hanno questa cosa che si chiama “fanservice”, l’hanno praticamente inventata loro, è una parola che vuol dire “visto che il nostro pubblico è tendenzialmente maschile, ogni tanto piazziamo seni prosperosi e occasionali scene di nudo, mentre i personaggi maschili sono quasi sempre dei fighi come tu non sarai mai, ma almeno potrai sentirti come loro mentre giochi”. In questi tempi di neo-puritanesimo equivale a un peccato mortale e c’è addirittura chi ha penalizzato il gioco per questo motivo, un gesto assurdo secondo il mio parere, ma se proprio la cosa dovesse darti fastidio, almeno adesso lo sai.

Qual è la missione di questo improbabile trio di cui sopra? Eliminare un satanasso particolarmente forte con cui ovviamente i protagonisti hanno un conto in sospeso che si insediato in cima a un albero mostruoso chiamato Qlipoth, uno dei molti termini che il gioco prende in prestito dalla Cabala ebraica. Perché mostruoso? Perché alla fotosintesi e all’acqua pulita il Qlipoth preferisce il sangue umano e con le sue radici ha reso migliaia di persone dei gusci vuoti, fragilissime statue in pose sofferenti degne di Pompei che adesso adornano città ormai vuote.

Non ci hai capito niente? È tutto perfettamente normale, perché poche cose hanno senso in Devil May Cry V, la sola legge che conta è la Rule of Cool, definizione che gli americani hanno dato a un principio molto semplice: se ciò che stai facendo è figo allora funziona e le leggi della fisica possono anche andarsene via a capo basso. Per intenderci è la stessa regola che permette il funzionamento delle spade laser di Star Wars.

Questo concetto semplice ma potente rende Devil May Cry V l’unica opera dell’intelletto umano dove puoi picchiare un demone usando una motocicletta o un cappello, fare skate su un braccio meccanico, sempre sulla faccia dei suddetti demoni, somministrare esorcismi a colpi di lanciarazzi, cavalcare un mostro fatto di puro orrore e gestirlo come se fosse un cane fedele, trovare una cabina telefonica nel cuore dell’Inferno e usarla per chiamare un furgoncino guidato da un’armaiola discinta con accento texano in grado di venderti una protesi fatta con delle forchette. Giuro, non mi sto inventando nulla.

Date le premesse capisci bene che gli ambienti non possono che rispecchiare questo approccio folle e iconoclasta. Il Qlipoth ha piantato le sue radici in una metropoli europea che potrebbe assomigliare vagamente a Londra, trasformandola in un osceno mostro neo-gotico traboccante di bubboni sanguinolenti, fiumi di plasma, palazzi diroccati e budelli infernali. Col procedere dell’avventura le atmosfere cittadine lasceranno spazio all’interno dell’albero demoniaco che pur non offrendo lo stesso spettacolo degno di un incubo di Francis Bacon è comunque il palcoscenico ideale per i tuoi balletti mortali. Tra tunnel di sangue da percorrere come fossero autostrade del dolore, pertugi vagamente sessuali in cui passare a malapena e architetture biomeccaniche che pulsano come pustole purulente c’è l’imbarazzo della scelta.

È un gioco difficile Devil May Cry V? Potrai mai giocarci tu, che magari di videogiochi non ne sai troppo? È questo il bello: assolutamente sì. Il livello di difficoltà è tale per cui anche se premi i tasti completamente a caso potrai comunque in qualche modo divertirti e sterminare le orde demoniache al ritmo di un’ossessiva colonna sonora metallara. Non c’è un solo momento di Devil May Cry V che non sia dedicato a farti divertire e stupire il giocatore, vuoi per l’alternanza degli stili, per la titanica e imponente cattiveria di alcuni avversari, per quei momenti in cui diventi tutt’uno col gioco e riesci a inanellare combo da decine di colpi consecutivi. Se cerchi qualcosa per spezzare il ritmo di titoli politicamente impegnati, riflessivi e cervellotici sei nel posto giusto.

La vera sfida del gioco non è tanto arrivare in fondo, ma arrivarci con un stile degno di un film d’arti marziali. Ecco perché, col passare del tempo, magari diventerai bravo e vorrai cercare di fare combo sempre più lunghe per ottenere punteggi speciali e raffinare sempre di più il tuo livello di gioco, ma non è assolutamente necessario per arrivare alla fine e godersi questa piccantissima tamarrata giapponese che alterna momenti di pura potenza con situazioni talmente folli e ridicole da farvi lacrimare gli occhi dal ridere.

Ah, ovviamente potrai giocarci tranquillamente anche senza aver mai toccato i titoli precedenti, magari ti perderai qualcosa per strada e ci saranno dei momenti “e questo chi è adesso?” ma il divertimento resta intatto, puro e inalterato, come si confà ai giochi migliori.

Adesso però basta, devo derapare sulla faccia di Satana.


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