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Perché Google ha comprato la divisione smartwatch di Fossil?
Post by: Bertolina srl
14/09/2020 12:15

Quando un mercato diventa maturo, i grandi cominciano a giocare. E se hanno bisogno di qualcosa di più, se lo prendono: così presto vedremo un Pixel Watch

Chi fa da sé, fa per tre. Se lo devono essere detti un po’ tutti dentro Google, e hanno capito che era arrivata l’ora di rimboccarsi le maniche un’altra volta. E accelerare sul mercato degli smartwatch, che tra l’altro stanno per diventare qualcosa di più: un prodotto molto personale che serve a monitorare la salute, a gestire il fitness, le comunicazioni, il tempo libero ma anche il lavoro.

Come al solito quando si parla di cose nuove fatte da Google si finisce per parlare anche di Apple. È stata l’azienda guidata da Tim Cook a dare il via alla fase di vera crescita di questo mercato. Da quattro anni le generazioni di Watch della casa della Mela si succedono e distruggono la concorrenza. Ci hanno provato un po’ tutti, gli analisti dicono che non può durare, ma per adesso sostanzialmente non c’è partita. Certo, dispositivi molto mirati per il trekking tipo Garmin o Suunto (costosi) o per il monitoraggio del movimento tipo Fitbit (economici) ce ne sono, ma solo Apple sta dominando il settore.

(Foto: FitBit)

Gli Apple Watch non solo sono compatibili esclusivamente con i telefoni di Cupertino (e richiedono necessariamente un telefono per poter funzionare) ma stanno per diventare anche strumenti sempre più personali e importanti. Cosa che purtroppo non succede per gli altri prodotti.

L’ecosistema Android infatti non sta decollando, nonostante molti e generosi tentativi da parte di produttori coreani e cinesi. Manca però ancora qualcosa. E Google ha deciso che quel qualcosa dovrà essere lei a darla al mercato. Per questo, anziché basarsi su ricerca interna – Google già sviluppa Wear OS, il sistema degli smartwatch di Google – o assumere uno o due talenti significativi, ha deciso di accelerare e comprarsi un intero ramo d’azienda di chi se ne intende o almeno, una piattaforma tecnologica molto promettente.

Con quaranta milioni di dollari, bruscolini per il colosso di Mountain View, ha comprato dalla americana Fossil non tanto il suo settore smartwatch, che è un po’ un laboratorio di eccellenza e che rimane ben presidiato in azienda, bensì una singola linea di prodotti e innovazioni. Cose che ancora non ci sono, sul mercato, ma che a quanto pare nei laboratori vanno talmente bene che si doveva trovare un accordo e coinvolgere anche Google. La parola magica è partnership.

Google in pratica ha speso 40 milioni di dollari per un sistema ancora in corso di sviluppo, ma che ha tutti i requisiti, se debitamente coltivato e cresciuto, di potersi trasformare in un vero asso da giocare sul mercato.

Dietro c’è la nuova piattaforma di Fossil, non ancora pronta ma molto promettente, una squadra di tecnici molto bravi e soprattutto il dna di un’altra azienda, che era stata comprata da Fossil nel 2015 per 260 milioni di dollari: Misfit (fondata a sua volta nel 2011 da tre persone: Sonny Vu, Sridhar Iyengar e soprattutto da John Sculley, l’ex dirigente Pepsi diventato Ceo di Apple negli anni Ottanta e responsabile dell’allontanamento di Steve Jobs dall’azienda).

A parte il prezzo scontato, l’acquisizione di Google non è dunque del ramo d’impresa di Fossil (sarebbe venuto da pensare, sostanzialmente, a Misfit, che tuttavia rimane in casa) ma è invece mirato al lancio di “un qualcosa che ancora non è mai stato fatto” nel settore. E sicuramente di questo c’è bisogno per rimontare il lavoro di Apple che, anno dopo anno, iterazione dopo iterazione, sta portando l’Apple Watch ad essere non solo l’orologio più venduto del pianeta, ma anche un business enorme (più grande di quello dell’iPod, ai tempi, per intendersi) e un potenziale strumento rivoluzionario per la salute e la vita, quando le tecnologie come il 5G e la sensoristica saranno maturi. Già oggi si può fare un elettrocardiogramma (negli Usa) e domani chissà.

La domanda così diventa: se Google vuol fare un Pixel Watch, quale innovazione pensa di riuscire a portare sul mercato che nessun altro finora è riuscito a fare? E quanto sarà grande la fetta della torta di Fossil, oltre a quella che Google sta cercando di ritagliarsi? Per rispondere a questa domanda serve un po’ di pazienda, ma tra non molto ci arriveremo.


Fonte: WIRED.it
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