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Autointervista semiseria al nuovo commissario per l’Agenda digitale Luca Attias
Post by: Bertolina srl
17/09/2020 12:15

Negli ultimi anni l'implementazione dell'Agenda digitale è stata vista come un fallimento: come si può invertire la rotta? Il nuovo commissario Luca Attias ne parla con un Grillo parlante, scettico per definizione

(foto: Getty Images)

Il Grillo parlante è un noioso saputello, non lo nego. Coscienza di un burattino che alla fine si trasformerà in un bambino in carne ed ossa. Lungi da me tenere lezioni di letteratura, o fare discorsi filosofici. Attraverso la mia vocina interiore, vorrei però cercare di cavar fuori qualche scomoda verità per far riflettere i lettori sul tema del digitale e accendere, se possibile, un dibattito culturale. Beh, quand’anche il Grillo è un gran rompipalle, io preferisco non agire come fece Pinocchio nel romanzo collodiano e non gli tirerò alcun martello. Ormai ho imparato molto bene che la vocina della coscienza non demorde mai e non perde occasione per farsi sentire. E poi (ma che rimanga tra noi), forse mi converrà pure starla a sentire… Chissà, magari mi trasformo in un giovane vichingo, bello, biondo e muscoloso!

Grillo parlante: “Non incanti nessuno con le tue storielle, sei Luca Attias, il Commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale. Ti do un consiglio: mettiti a lavorare di buon buzzo, che i progetti digitali della Pubblica amministrazione italiana sono ancora in alto mare”.

Beh, lo avrete capito, il tema è quello della trasformazione digitale della pubblica amministrazione. Vorrei però cominciare da un paio di premesse. La prima. Sono personalmente convinto che nei primi due anni di attività il team per la trasformazione digitale abbia realizzato una sorta di miracolo (ed il mio non è un discorso di parte, visto che sono giunto qui solo da poco tempo), soprattutto se teniamo in debito conto quale fosse il contesto di partenza. Anzi, diciamola tutta; la bontà qualitativa del lavoro sin qui svolto è tale che neppure io potrei riuscire a comprometterla!

Seconda premessa. Ritengo doveroso evidenziare come, con regolare periodicità, nel nostro paese si attenda di addossare le responsabilità della mancata digitalizzazione della Pa al malcapitato di turno. Malcapitato che, ieri, è stato Diego Piacentini; oggi, probabilmente il sottoscritto. Tempo addietro, il capro espiatorio può essere stato il direttore di Aipa, Cnipa, Digit Pa e Agid, oppure gli altri commissari, il Digital Champion e i vari ministri (ad esempio, quello per l’innovazione e le tecnologie, quando tale carica è stata ricoperta).

Sembra quasi che rimaniamo in attesa, fiduciosi, di veder arrivare un supereroe dallo spazio, o forse un dittatore del digitale (termine che ho realmente sentito utilizzare più volte), che ci permetta di trasformare digitalmente tutto il paese in un batter d’occhi, consentendo così all’Italia di fottere (digitalmente parlando) perfino la Danimarca. (Se tra i lettori ci fosse qualcuno che la pensasse così, sappia che del dittatore non posseggo né il fisico, né il piglio, né la morale!). In ogni caso, indipendentemente dalle potenzialità di costui, e indipendentemente dagli eventuali risultati che questo fantomatico “dittatore” potrà raggiungere, noi siamo pronti aprioristicamente a trasformarlo nell’ennesimo capro espiatorio. Processo, questo, che si tramuta in un loop perpetuo. Mi sembra che, alla strenua ricerca degli individui a cui accollare le diverse responsabilità, in definitiva, si perda di vista l’obiettivo e non si esamini la vera sostanza delle cose. Conseguentemente, si permane in una deleteria e costante condizione di immobilismo.

Fatte queste doverose premesse, anche questa volta ho deciso di giocare d’anticipo e annunciare agli interessati (quattro gatti) di stare sereni e cominciare pure a scrivere il necrologio del mio fallimento (che, anzi, immagino in fase avanzata di redazione), perché non riuscirò neppure io nell’intento, come i miei predecessori, di convincere 60 milioni di individui che la trasformazione digitale della pubblica amministrazione italiana sarà effettivamente compiuta; in definitiva, digitalizzare la Pa non può essere considerato un obiettivo, piuttosto un processo che, una volta innescato, diverrà continuo, perché volto al costante miglioramento dei servizi offerti ai cittadini. Più semplicemente e realisticamente, posso solo garantire che cercherò di fare qualcosa di buono, in tutta onestà e buona volontà, come sono certo abbiano cercato di fare (in altrettanta buona fede) tutti coloro che mi hanno preceduto (chi meglio, chi peggio).

Grillo parlante: “Che paraculo! (perdonatemi, a volte la mia origine trasteverina affiora). Stai cercando di buttare le mani avanti. Mi sembra che la tua unica “consapevolezza digitale” risieda nella certezza che tu stia per fare una gran bella figura di palta (per non trascendere nuovamente)”.

Analizziamo il tema un po’ più nel dettaglio, perché (per alcuni versi) la questione è talmente paradossale da diventare anche esilarante. Dunque, per alcuni, questa leggendaria digitalizzazione della Pa non è avvenuta perché, molto semplicemente, quando tentano di utilizzare un servizio pubblico online si ritrovano in evidenti difficoltà. Per altri, invece, perché il pc fornito dall’amministrazione di appartenenza è obsoleto, oppure naviga con frustrante lentezza. Per altri ancora, il problema è nelle applicazioni che non rispettano il Gdpr, oppure sono poco efficaci a causa di requisiti originariamente errati.

C’è poi chi asserisce che i dati disponibili non sono aggiornati, e quindi inaffidabili. Vi sono taluni che addebitano il fallimento al fatto che i siti internet non rispettino le leggi sulla trasparenza e l’anticorruzione. Per altri ancora, i sistemi informatici sono ancora troppo costosi nella gestione, ma c’è anche chi afferma che il problema non risiede nella mancanza di fondi economici. Poi, c’è chi (pochi per la verità) ritiene che il processo di digitalizzazione della Pa non sia ancora concluso perché la scuola digitale ancora non esiste. Altri pensano invece che il problema risieda nel numero insufficiente di laureati in materie Stem (in particolare Ict).

Coloro che ritengono la salute il tema focale vanno dicendo che la digitalizzazione della Pa non sarà compiuta finché non esisterà un fascicolo sanitario elettronico unico per tutto il territorio nazionale. Ancora, ci sono anche quelli che individuano la causa maggiore di fallimento nelle scarse competenze del management (ad esempio, la mancata nomina della maggior parte dei responsabili della transizione digitale) e nella insufficiente formazione del personale della Pa, mentre altri ritengono invece inadeguate le competenze delle aziende fornitrici. Per non parlare di coloro che se ne vanno in giro filosofeggiando che si stava meglio quando la digitalizzazione non esisteva. Va bene, basta così. Avete colto il punto. E vi assicuro che potrei utilizzare tutti i mesi del mio mandato solo per popolare questa lista.

Grillo parlante: “Fossi in te, passerei all’azione. Ti ricordo che il tuo compenso è pagato proprio dai cittadini, gli stessi che vivono sulla loro pelle i disagi appena descritti. La responsabilità di risoluzione giace ora nella tua to-do list.

Insomma, se è vero che ciascuno ha una propria opinione circa le cause, possiamo invece dire che ci ritroviamo tutti d’accordo sull’effetto; cioè nell’affermare che un qualche fallimento di carattere generale ci sia stato. Questa è forse una consapevolezza comune, ma è decisamente insufficiente per garantirci le soluzioni operative che ci consentano di rientrare nelle medie europee. Ci vorrebbe una consapevolezza ben più ampia come condizione necessaria, ma ahimè ancora non sufficiente. In assenza di un piano d’azione unitario e condiviso non faremo molta strada sulla via del progresso. Se non definiamo in maniera univoca le condizioni preliminari, sarà impossibile effettuare azioni efficaci per lo sviluppo del nostro paese. Attualmente, non siamo neanche in accordo su cosa si intenda con il termine digitalizzazione, figuriamoci quanto siamo distanti dal comprendere che non è questo il punto da discutere. Difatti, se fossimo tutti un po’ più consapevoli in merito al digitale, ci svincoleremmo spontaneamente da slogan ed integralismi e ci limiteremmo ad affrontare in tutta coscienza e competenza le diverse criticità oggi presenti. Detto in termini diversi, focalizzeremmo la nostra attenzione sulla sostanza e non sulla forma.

Nella mia to-do list intendo trovare gli spazi per definire metodi e strumenti in grado di elevare la consapevolezza dell’intera popolazione italiana sui temi citati, al fine di coadiuvare tutta la cittadinanza ad affrontare le tante problematiche connesse al digitale con una conoscenza analoga a quella con cui si affrontano le più comuni vicissitudini della vita; quelle legate alla scuola, alla salute, alle condizioni lavorative, al tempo libero, alla famiglia, ecc. In questo ambito, non credo che il ruolo e i compiti del Team per la trasformazione digitale possano prescindere dall’inclusione digitale tout court.

Grillo parlante: Ecco, almeno un impegno concreto su cui siamo d’accordo. Ora, l’importante è che tu non concluda con la solita tiritera retorica fondata sull’etica…

Personalmente, ritengo che per venire fuori da questo deadlock, creato da equivoci sul concetto di digitalizzazione, scarsa consapevolezza e mancata execution, dovremmo concentrare tutti i nostri sforzi sul raggiungimento degli obiettivi attraverso una sana collaborazione. Dovremmo maturare la consapevolezza che, nella realtà delle cose, siamo tutti parte di un unico tessuto sociale e concepire il nostro paese come un mega organismo pluricellulare, nel quale ciascuno di noi rappresenti una singola cellula che, congiuntamente e indissolubilmente, svolga le proprie funzioni in sincronia con le altre.

In buona sostanza, a ciascuno competerebbe l’espletamento di un compito, che sviluppato in simbiosi e sinergia con quello altrui, permetterebbe di svolgere funzioni primarie, abilitanti e vitali per l’intero paese. Così come gli organi del corpo non si combattono tra loro, ma cooperano per il benessere dell’organismo, allo stesso modo, noi dovremmo smetterla di fare polemiche e adottare una strategia unitaria e condivisa.

Soluzione retorica? Semplicemente l’essenza della mia più profonda morale. Mi piacerebbe davvero che ci rimboccassimo tutti le maniche e costituissimo insieme un mega team composto da 60 milioni di commissari straordinari per l’attuazione dell’Agenda digitale.


Fonte: WIRED.it
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